Dal 1989 formazione professionale per:
logopedisti, psicomotricisti, fisioterapisti ed educatori

ISTITUTO

CLAUDE CHASSAGNY

UNA STORIA DEGNA DI NOTA

storia

CLAUDE CHASSAGNY

 

Inizialmente insegnante, professione che ha esercitato per 17 anni, direttore della scuola sperimentale elementare di Boulogne sur Seine, Claude Chassagny si è dedicato dal 1947 ai problemi della rieducazione dei bambini con difficoltà durevoli nella lettura e nell’ortografia. Nel 1952 ha lavorato nel servizio di neuropsichiatria infantile di M.me Aubry a Parigi, incontro determinante per l’avvenire delle sue ricerche. Il suo interesse non era relativo solo alla tecnica rieducativa, ma prendeva in considerazione soprattutto la personalità e l’affettività del soggetto.

 

Nel 1961 esce il libro Manuel pour la rééducation de la lecture et la orthographe, in cui appare la “tecnica della serie”, che attualmente viene chiamata “tecnica di associazione”. Si tratta di una grande scoperta nel campo della psicopedagogia del linguaggio scritto, che opera una fusione, originale tra la linguistica postsaussuriana; la pedagogia moderna e le teorie psicanalitiche sul linguaggio; e questo, nonostante in precedenza Chassagny non avesse ancora incontrato la psicoanalisi, approccio a cui giunge più tardi (diventerà analista di impostazione lacaniana).

 

L’obiettivo nelle “serie” non era di affrontare le lacune del bambino, ma ciò che per lui era importante: le parole che conosceva, le parole che poteva dire, le parole su cui poteva riflettere, le parole che aveva nella testa, le parole investite, in una specie di prediscorso dove le parole potevano incontrare le une le altre liberamente.

 

Nello stesso anno 1961 inizia a tenere dei corsi di psicopedagogia alle facoltà di Lille e di Rennes, per la formazione dei rieducatori del linguaggio scritto. Due anni più tardi esce un nuovo libro: Manuel pour la rééducation des mathématiques; vi si espongono i principi generali di una psicopedagogia in cui si trovano riuniti il “corpo come strumento di misura” e le parole, strumenti indispensabili alla formazione dei concetti matematici.

 

La sua riflessione continua e porta così alla pubblicazione de La lecture et l’orthographe chez l’enfant, che rappresenta una vera sintesi del suo pensiero. Ma il riflettere sul come avvicinarsi al bambino, sul modo di fare del rieducatore, lo conduce alla Pedagogia Relazionale del Linguaggio.

 

Senza rifiutare la tecnica, ma mettendola al suo giusto posto, evitando che agisca come uno schermo tra il bambino e l’adulto, la PRL diviene quella “maniera di essere” del rieducatore che gli permette “questa maniera di fare”, di fare in modo che desiderio e parola del bambino possano conciliarsi con desiderio e parola dell’adulto, per giungere insieme all’espressione comune. Si forma la scuola di riflessione sulla Pedagogia Relazionale del Linguaggio, riflessioni che portano a mettere in discussione il proprio ruolo professionale.

 

L’approccio rieducativo comune è quello di aggredire il sintomo: di fronte ai problemi del bambino agiamo direttamente con tecniche specifiche e apparentemente adeguate.


Ma ecco che la pedagogia relazionale del linguaggio ci pone di fronte a:

 

  •     Linguaggio
  •     Lingua
  •     Parola

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